ISEE

Il reddito di inclusione e le politiche di welfare locale.

Gli ultimi mesi sono stati interamente dedicati alla pianificazione delle attività strategiche inerenti le misure di contrasto alla povertà: un “ripensamento” – da parte degli Enti Locali – importante, soprattutto se inquadrato nell’ambito dell’introduzione del Redito di Inclusione Attiva. Il REI, infatti, costituirà livello essenziale delle prestazioni, ai sensi dell’articolo 117 della Costituzione e, a decorrere dal 1° gennaio 2018, costituirà la misura nazionale ( strutturale! ) di contrasto alla povertà che dovrà essere integrata con le risorse già allo scopo erogate a livello territoriale.

Le analisi che abbiamo effettuato per valutare gli impatti dell’introduzione del REI sugli utenti in carico sul versante dell’assistenza economica locale ( contributi ordinari / straordinari ), indicano come una percentuale molto consistente di beneficiari possa essere sovrapponibile ( a seconda dei territori, tra il 40% e il 60% ) dando luogo a importanti effetti di sostituzione e ad una conseguente minor spesa da parte delle Amministrazioni che avranno quindi la possibilità di ri-orientare le proprie risorse per altri scopi.

Ma, in prospettiva, le risorse locali liberate per altri scopi potranno essere ancora più importanti. La bozza di legge di bilancio per il 2018 ora in discussione in parlamento prevede, all’articolo 25, un significativo potenziamento del REI, ampliando ulteriormente la platea dei beneficiari. Ad oggi infatti il Rei è riservato alle famiglie con almeno un minore o un figlio adulto disabile o una persona in stato di gravidanza, oppure con una persona di almeno 55 anni disoccupata da almeno tre mesi. L’intenzione è di far venir meno, da luglio 2018, tutti questi requisiti “categoriali”, trasformando il Rei in una misura universale, aperta a tutte le famiglie in grave povertà.

Interessati ad approfondire il discorso? Due righe qui.